
Uno schema di atto notificato a un bar per il 2023 contiene, nella stessa motivazione, due conti diversi dei ricavi che si presumono non dichiarati: una ricostruzione dei consumi di caffetteria e l’applicazione di un ricarico medio ricavato da un campione di contribuenti che non viene reso conoscibile. Fra i due risultati c’è una differenza di oltre il 149%. Il caso serve a mettere in fila gli otto controlli che tornano utili in tutti gli accertamenti di questo tipo: la motivazione che resta incerta perché contiene due calcoli alternativi, il divieto di usare una media semplice su merci molto diverse tra loro, il costo del venduto gonfiato da voci che non generano ricavi, la catena di ipotesi tecniche mai verificate (grammatura, sfrido, autoconsumo, giorni di apertura), l’uso a senso unico dei dati ISA, il passaggio automatico del recupero all’IVA, il campione non conoscibile e gli errori sulle sanzioni. Chiude una lettura pratica delle scadenze: i sessanta giorni per le osservazioni e i trenta giorni per l’adesione seguono regole di sospensione estiva opposte e in agosto questa differenza può far perdere la trattativa.













