Rassegna di Giurisprudenza
CORTE DI CASSAZIONE

Rassegna di Giurisprudenza 28 agosto 2026, n. 660

di Benedetta Cargnel | 28 Agosto 2026
Rassegna di Giurisprudenza 28 agosto 2026, n. 660

Il Fatto

Un lavoratore adiva il Tribunale chiedendo la declaratoria di nullità del termine apposto al contratto di lavoro, la conversione a tempo indeterminato e le differenze retributive.

Il Tribunale e la Corte d’Appello rigettavano la domanda, rilevando che l'oggetto del giudizio era limitato a un singolo contratto per il quale era già maturata la decadenza dall'impugnazione.

Il lavoratore ricorreva per cassazione.

Il Diritto

La corte ricorda che il termine di decadenza previsto per l'impugnazione del contratto a tempo determinato si applica a tutte le fattispecie di illegittima apposizione del termine, rispondendo all'esigenza di certezza delle situazioni giuridiche per ogni contestazione sulla legittimità della clausola appositiva. La corte rileva inoltre che l'impugnazione deve avvenire entro centoventi giorni dalla cessazione del singolo contratto e che tale previsione individua il termine massimo per l'impugnativa, senza impedire alla parte di far valere l'illegittimità del termine anche in pendenza di rapporto; tuttavia, una volta consolidata la decadenza rispetto al contratto a cui è stato circoscritto l'oggetto del giudizio, ogni ulteriore doglianza risulta inammissibile.

La corte pertanto rigetta il ricorso.

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Sintesi elaborata da MySolution IA:
Lavoratore impugna contratto a termine, ma la Cassazione conferma decadenza e rigetta il ricorso per tardività.