Rassegna di Giurisprudenza
CORTE DI CASSAZIONE

Rassegna di giurisprudenza 27 marzo 2026, n. 795

di Fabio Pace | 27 Marzo 2026
Rassegna di giurisprudenza 27 marzo 2026, n. 795

Un contribuente lamenta l'illegittimità dell’automatica distribuzione di utili societari per violazione del principio di trasparenza fiscale. Sostiene che difetterebbero altri riscontri, idonei a fondare la pretesa tributaria relativa alla distribuzione degli utili extracontabili.
In caso di società di capitali a ristretta base partecipativa, è legittima la presunzione (semplice) di attribuzione ai soci partecipanti alla società degli eventuali utili extracontabili accertati, rimanendo salva la facoltà per il contribuente di offrire la prova del fatto che i maggiori ricavi non siano stati oggetto di distribuzione, ma siano stati accantonati dalla società, o da essa reinvestiti, non essendo comunque a tale fine sufficiente la mera deduzione che l'esercizio sociale ufficiale si sia concluso con perdite contabili (Cass. 22 novembre 2017, n. 27778; Cass. 6 giugno 2024, n. 15895). Ciò vale anche nelle ipotesi di assenza di rapporti di parentela, in quanto la ristrettezza della base sociale implica di per sé un elevato grado di compartecipazione dei soci, e dunque la conoscenza degli affari sociali e la consapevolezza dell'esistenza di utile extrabilancio, consentendo di riconoscere sussistenti, ai fini della prova presuntiva, i requisiti richiesti dall'art. 2729 c.c.
Tale meccanismo probatorio non contrasta con il divieto di presunzione di secondo grado, in quanto il fatto noto non è dato dalla sussistenza di maggiori redditi accertati induttivamente nei confronti della società, ma dalla ristrettezza dell'assetto societario, che implica un vincolo di solidarietà e di reciproco controllo dei soci nella gestione sociale, così che, una volta ritenuta operante la presunzione, spetta al contribuente fornire la prova contraria (Cass. 24 gennaio 2019, n. 1947).
La presunzione, cioè, non va corroborata da altri elementi indiziari; non occorre che l'accertamento emesso nei confronti dei soci risulti fondato anche su elementi di riscontro tesi a verificare, attraverso l'analisi delle loro movimentazioni bancarie, l'intervenuto acquisto di beni di particolare valore, non giustificabili sulla base dei redditi dichiarati (Cass. 11 agosto 2020, n. 16913).

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Sintesi elaborata da MySolution IA:
Un contribuente contesta la distribuzione automatica di utili extracontabili per violazione del principio di trasparenza fiscale. La Cassazione conferma la legittimità della presunzione di attribuzione degli utili ai soci in società a base ristretta, con onere della prova contraria a carico del contribuente.