
La sentenza n. 25393/2026 della Cassazione chiarisce che la prova di una politica di plusvalenze fittizie non basta a integrare la bancarotta impropria da reato societario. Occorre accertare la falsità delle singole valutazioni, la sussistenza del reato presupposto e il rapporto causale tra le false comunicazioni sociali e il dissesto.

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