Commento
63° Congresso Nazionale UNGDCEC - LE INTERVISTE MYSOLUTION

"Prova d’intesa" per un dialogo tra Commercialisti e Amministrazione finanziaria

26 Marzo 2026
"Prova d’intesa" per un dialogo tra Commercialisti e Amministrazione finanziaria

Al via il 26 marzo, a Napoli, il 63° Congresso Nazionale dell’Unione Nazionale Giovani Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Tema dei lavori è il rafforzamento del dialogo tra professionisti e Amministrazione finanziaria, contribuendo a ridefinire il ruolo del Commercialista in uno scenario sempre più articolato, segnato da innovazione, gestione della crisi d’impresa e continua evoluzione normativa. Ne parliamo con il Presidente UNGDCEC, Francesco Cataldi.

D. Il 63° Congresso dell’UNGDCEC di Napoli è dedicato alla “Prova d’intesa” tra Commercialisti e Agenzia delle Entrate: oggi questo dialogo tra professionisti e Amministrazione finanziaria è davvero possibile o resta ancora un obiettivo lontano?

R. La posizione dei giovani commercialisti è chiara, il dialogo deve essere possibile. L’UNGDCEC non vede il dialogo quale semplicistica e generica istanza di allentamento delle attività ispettive, né una richiesta di riduzione del rigore nei controlli, non chiede questo; al contrario, essa pone l’accento sulla necessità impellente di garantire una solida certezza del diritto, intesa come il presupposto indispensabile per permettere a imprese e cittadini di pianificare le proprie strategie e orientare le proprie condotte in modo consapevole e corretto.

D. Alla luce delle recenti riforme fiscali, i professionisti percepiscono una reale semplificazione nella gestione quotidiana degli studi? Dove ritiene sia più urgente intervenire?

R. Non è percepita alcuna semplificazione, sul piano operativo, infatti, si evidenzia una forte domanda di semplificazione reale, intesa non come spostamento degli oneri sugli intermediari, ma come eliminazione di adempimenti duplicati e a basso valore aggiunto anche da parte di chi ha basato sulla cura degli adempimenti della clientela la quasi totalità dell’attività professionale. Bisogna intervenire sul calendario fiscale, ormai troppo fitto in tutti i periodi dell’anno e sulla digitalizzazione, che accorcia i tempi di trasferimento delle informazioni e di usufruibilità delle stesse da parte della PA. In tale prospettiva, la digitalizzazione è considerata leva strategica, purché orientata alla qualità, stabilità e interoperabilità delle piattaforme.

D. L’intelligenza artificiale è uno dei temi affrontati nei workshop: quale impatto concreto sta avendo sull’attività quotidiana dei commercialisti e in che modo può contribuire a migliorare efficienza e qualità del lavoro negli studi?

R. L’adozione dell’intelligenza artificiale nel nostro settore è ormai una realtà tangibile e misurabile, eppure raramente si è ancora tradotta in una profonda metamorfosi del modello di studio. Sebbene l’IA stia ottimizzando l’operatività quotidiana, non ha ancora ridefinito i confini strutturali del nostro valore aggiunto. I vantaggi legati alla pura produttività procedurale sono evidenti e ormai acquisiti; restano invece più sfumati quelli relativi alla profondità della consulenza, alla generazione di nuovi servizi predittivi o alla costruzione di una relazione evoluta con il cliente. Parallelamente, osserviamo ancora una quota rilevante di colleghi che evita l’uso dell’IA nei processi più delicati, o che si limita a strumenti generalisti senza nutrire una reale fiducia negli output. Questo solleva il tema, spesso trascurato, della maturità digitale: non è sufficiente implementare software evoluti, conta come questi vengono integrati nel flusso professionale, con quale spirito critico sono utilizzati e per quali finalità strategiche. Utilizzare una tecnologia ignorandone i limiti strutturali è un rischio deontologico; applicarla in modo meccanico, senza ancorarla a un obiettivo consulenziale preciso, rappresenta un’importante occasione persa per l’evoluzione dello studio.

D. Alla luce di questi cambiamenti, la professione sta evolvendo verso un ruolo sempre più consulenziale: come può il commercialista riposizionarsi su attività a maggior valore aggiunto e quali strumenti risultano oggi indispensabili per supportare questo passaggio?

R. Il paradigma del “tuttofare” è ormai superato dalla complessità del mercato. Per i giovani commercialisti, il passaggio da esecutori di adempimenti a partner strategici dell’impresa non è più un’opzione, ma una necessità vitale. Il valore aggiunto non risiede più nella compilazione del dato, ma nella sua interpretazione. Per riposizionarsi efficacemente, la bussola deve puntare su due pilastri fondamentali: aggregazione e specializzazione

Lo studio individuale fatica a reggere l’urto dei costi tecnologici e della multidisciplinarietà richiesta oggi. Aggregarsi in studi associati o reti professionali permette di condividere investimenti, abbattere i costi di gestione e, soprattutto, creare un ambiente di confronto costante. L’unione delle competenze permette di affrontare operazioni straordinarie, crisi d’impresa e fiscalità internazionale che il singolo non potrebbe gestire con la dovuta profondità.

Essere specialisti significa smettere di competere sul prezzo e iniziare a competere sul valore. Che si tratti di finanza agevolata, sostenibilità (ESG), controllo di gestione o diritto tributario d’impresa, la specializzazione rende il professionista insostituibile.

Non dobbiamo avere paura di perdere la nostra identità nell’aggregazione, ma dobbiamo temere l’irrilevanza dell’isolamento. Il valore aggiunto nasce dove la competenza specifica incontra una struttura organizzata e tecnologicamente avanzata.

D. Qual è oggi la principale criticità per un giovane commercialista: redditività, carico burocratico o accesso al mercato? E quali soluzioni concrete propone l’Unione?

R. Oggi c’è un problema generalizzato di attrattività della professione, c’è dall’esterno una visione dell’attività diversa da quella che è la realtà della situazione. L’Unione tramite l’informazione ai giovani sta cercando di cambiare questa immagine, e Obiettivo Unico (tenutosi il 4 marzo scorso) porta l’Unione a raccontare le esperienze della nostra professione nelle Università italiane per fare in modo di riavvicinare i giovani alla nostra professione.

D. La collaborazione con MySolution affianca al Congresso un progetto editoriale con contenuti operativi: quanto è strategico oggi, per i professionisti, disporre di strumenti concreti che guidino e facilitino la gestione quotidiana dello studio?

R. La formazione deve essere continua e costante, c’è un’offerta di formazione molto elevata, soprattutto on line, ma i progetti, in questo caso editoriali, che nascono dalla voglia dei colleghi di mettersi a disposizione sono quelli che riescono ad essere più pratici, concreti e di immediato supporto nell’attività quotidiana; auspichiamo quindi che la collaborazione prosegua in modo proficuo così come è stato in vista di questo Congresso.

D. Se dovesse indicare una sola priorità da portare al legislatore nei prossimi mesi, quale sarebbe per tutelare e valorizzare la professione?

R. Evitare di vedersi arrivare richieste ridondanti rappresenta un passaggio chiave per ridurre costi amministrativi e tempi operativi.

Un altro aspetto che viene ribadito, è il principio di corretta delimitazione delle responsabilità, escludendo forme improprie di corresponsabilità tributaria del professionista.

La sintesi del posizionamento UNGDCEC converge quindi su un sistema più efficiente, prevedibile e collaborativo, capace di generare valore per contribuente, amministrazione e professionisti.