
L’emergenza per la difesa dell’economia nazionale e il contrasto alle politiche non reciproche nel commercio internazionale sono i due fondamenti della nuova politica commerciale statunitense, volta ormai ad una prospettiva protezionistica. Le intenzioni, allo stato attuale, non sono chiare, anche alla luce degli ultimi risvolti e degli accordi che il governo americano sta raggiungendo con le varie controparti, in particolar modo la Cina. La situazione è magmatica ma, allo stesso modo, i provvedimenti emessi hanno fissato alcuni principi e criteri per la determinazione degli impatti economici sugli operatori, i quali, nonostante le sospensioni, devono fronteggiare maggiori oneri all’importazione negli USA. L’interesse per le aziende europee è centrale, giacché l’Unione Europea è stata destinataria delle misure tariffarie reciproche, assoggettandola ad un dazio aggiuntivo del 20%. Allo stesso modo, gli Stati Uniti sono stati destinatari di provvedimenti specifici da parte dell’Unione, che continua nella propria opera di dialogo con l’interlocutore d’oltreoceano. Il quadro per le aziende unionali è chiaro e cristallizzato ma fanno ben sperare i provvedimenti sospensivi e dei criteri di calcolo per il cumulo dei dazi. La speranza è sempre quella di giungere ad una mitigazione della guerra commerciale ed il ripristino degli equilibri commerciali.

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