
L’Ufficio ha notificato uno schema d’atto relativo al 2023, con cui ricostruisce i ricavi di un’impresa di commercio al dettaglio di calzature applicando al costo del venduto un ricarico del 56%, assunto quale valore mediano del settore, contro il 18,24% risultante dai dati dichiarati. Ne derivano maggiori ricavi per oltre 109 mila euro, con effetti su reddito, IRAP, IVA e sanzioni. Il caso offre lo spunto per riflettere sui limiti dell’accertamento analitico-induttivo fondato sui valori medi: la statistica può costituire un elemento indiziario, ma il passaggio dal dato di settore alla concreta capacità reddituale della singola impresa richiede una verifica individualizzata. Nel contraddittorio preventivo diventano quindi centrali l’accesso alla metodologia utilizzata dall’Ufficio, la ricostruzione del ricarico effettivo, l’incidenza di saldi e sconti e la verifica di possibili sovrapposizioni con componenti positivi già dichiarati ai fini ISA.

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