Circolare monografica
ACCERTAMENTO E RISCOSSIONE

Il caso: ricarichi di settore e ricavi presunti

Limiti dell’accertamento analitico-induttivo fondato sui valori medi

di Carla De Luca | 7 Ottobre 2026
Il caso: ricarichi di settore e ricavi presunti

L’Ufficio ha notificato uno schema d’atto relativo al 2023, con cui ricostruisce i ricavi di un’impresa di commercio al dettaglio di calzature applicando al costo del venduto un ricarico del 56%, assunto quale valore mediano del settore, contro il 18,24% risultante dai dati dichiarati. Ne derivano maggiori ricavi per oltre 109 mila euro, con effetti su reddito, IRAP, IVA e sanzioni. Il caso offre lo spunto per riflettere sui limiti dell’accertamento analitico-induttivo fondato sui valori medi: la statistica può costituire un elemento indiziario, ma il passaggio dal dato di settore alla concreta capacità reddituale della singola impresa richiede una verifica individualizzata. Nel contraddittorio preventivo diventano quindi centrali l’accesso alla metodologia utilizzata dall’Ufficio, la ricostruzione del ricarico effettivo, l’incidenza di saldi e sconti e la verifica di possibili sovrapposizioni con componenti positivi già dichiarati ai fini ISA.

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Sintesi elaborata da MySolution IA:
L'Ufficio ha contestato a un'impresa di calzature ricavi maggiori applicando un ricarico del 56% (mediana di settore) invece del 18,24% dichiarato, con conseguenti effetti su reddito, IRAP e IVA. La difesa dovrebbe concentrarsi sulla verifica della metodologia utilizzata, sulla ricostruzione analitica del ricarico effettivo e sulla corretta considerazione dei componenti positivi già dichiarati.