
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro - con l’approfondimento dell’8 gennaio 2026, dal titolo “Meccanismo del silenzio-assenso per la destinazione del trattamento di fine rapporto” - ha fornito i primi chiarimenti sulle rilevanti novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026 in materia di TFR e previdenza complementare, che intervengono sul tradizionale schema di scelta del lavoratore tra mantenimento del TFR in azienda e conferimento ai fondi pensione.
Dal 1° luglio 2026, per i neoassunti del settore privato (esclusi i lavoratori domestici) viene introdotto un meccanismo di adesione automatica a una forma pensionistica collettiva individuata dai contratti o accordi applicati: il TFR maturando, unitamente alla contribuzione a carico di datore di lavoro e lavoratore, sarà destinato al fondo, salvo facoltà di rinuncia entro 60 giorni dalla prima assunzione, con possibilità in tal caso di mantenere il TFR in azienda o conferirlo ad altra forma pensionistica.
Parallelamente, dal 1° gennaio 2026 si amplia la platea dei datori di lavoro tenuti a versare il TFR al Fondo Tesoreria INPS: l’obbligo scatterà per chi, negli anni successivi a quello di avvio dell’attività, raggiunge la soglia dei 50 dipendenti, con una fase transitoria 2026-2027 limitata alle imprese con almeno 60 addetti e un successivo abbassamento del limite a 40 dipendenti dal 2032.
Approfondimento 8 gennaio 2026
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