
La previdenza complementare assume, nel contesto attuale, una valenza sempre più centrale quale strumento di integrazione del trattamento pensionistico pubblico. Le trasformazioni demografiche, l’invecchiamento della popolazione, la frammentazione delle carriere lavorative e, soprattutto, il consolidamento del sistema contributivo hanno determinato una strutturale riduzione dei tassi di sostituzione garantiti dal primo pilastro. In tale scenario, il legislatore è chiamato a intervenire non solo sul piano dell’adeguatezza delle prestazioni, ma anche su quello della diffusione e dell’accessibilità degli strumenti di previdenza complementare.
La Legge di Bilancio per l’anno 2026 (Legge 30 dicembre 2025, n. 199) si inserisce in questa cornice con un intervento organico e tutt’altro che marginale, incidendo su due profili chiave del sistema: da un lato, il rafforzamento dell’incentivo fiscale alla contribuzione, attraverso la modifica dell’art. 8 del D.Lgs. n. 252/2005; dall’altro, il potenziamento del meccanismo del cosiddetto silenzio-assenso, che evolve verso una vera e propria logica di adesione automatica alla previdenza complementare.
L’obiettivo perseguito è evidente: aumentare in modo significativo la platea degli iscritti e il livello delle contribuzioni, superando le resistenze culturali e comportamentali che, a distanza di anni dall’entrata in vigore della riforma del 2005, continuano a limitare la diffusione del secondo pilastro previdenziale.

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