
Immaginate uno studio con centocinquanta clienti soggetti agli ISA, a poche settimane dalla scadenza del concordato preventivo biennale. Bisogna scrivere a tutti: chi può aderire, chi può rinnovare, cosa conviene valutare, entro quando decidere. È un lavoro lungo, ripetitivo e delicato, esattamente il tipo di compito per cui un assistente di intelligenza artificiale sembra fatto apposta.
Una collaboratrice ha un'idea efficiente. Esporta dal gestionale una tabella con ragione sociale, punteggio ISA, proposta di reddito e storico dell'adesione di ogni cliente, la incolla in un chatbot e chiede: «Scrivi una lettera personalizzata per ciascuno». Dopo dieci minuti, ha centocinquanta bozze. Il risultato è ottimo. Il problema è che per ottenerlo ha consegnato a un servizio esterno l'elenco dei clienti dello studio con i loro dati fiscali.
È uno scenario ipotetico, ma plausibile, e in queste settimane rischia di ripetersi in molti studi. Vale la pena ragionarci con calma, perché la soluzione non è rinunciare all'IA: è decidere cosa farle fare e cosa no.

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