
Si è chiusa il 30 aprile 2026 la finestra per aderire alla rottamazione quinquies delle cartelle, ma i numeri parlano di una partecipazione molto sotto le attese: appena il 23 per cento della platea potenziale avrebbe presentato domanda, secondo le elaborazioni sui dati diffusi negli ultimi giorni di apertura dei termini.
La definizione agevolata, introdotta con l’ultima legge di Bilancio e riservata ai carichi affidati all’agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2023, consentiva di estinguere il debito senza sanzioni e interessi, con pagamento in unica soluzione entro il 31 luglio 2026 o fino a 54 rate in 9 anni. Nonostante condizioni apparentemente favorevoli, il numero di istanze si è fermato ben al di sotto delle aspettative iniziali, in un contesto in cui la platea potenziale superava diversi milioni di contribuenti.
Alla base della scarsa adesione si incrociano più fattori:
Non manca anche una quota di sfiducia, alimentata dall’esperienza delle rottamazioni precedenti e dall’aspettativa (più o meno dichiarata) di nuovi interventi di “pace fiscale” nei prossimi anni.
Il confronto con le precedenti definizioni agevolate è impietoso:
Ora l’attenzione si sposta sulle possibili correzioni in sede politica: tra ipotesi di proroga, allargamento del perimetro applicativo e nuove formule di regolarizzazione, il rischio è che la rottamazione-quinquies resti l’ennesima occasione mancata di chiudere in modo strutturale il capitolo delle cartelle “congelate” nei magazzini della riscossione.
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