L'Italia è autosufficiente (cioè dispone delle materie prime necessarie per far fronte al proprio fabbisogno interno e alle esportazioni) esclusivamente per riso, pollo e probabilmente ortofrutta. Sovranità alimentare, infatti, non significa autarchia ma rafforzare la produzione agricola e delle materie prime alla base dell'industria alimentare.
Federalimentare ha dichiarato che in tema di autosufficienza, l'Italia è “sovrana” per le carni avicole e le uova (ma non per i mangimi), per il vino e le acque minerali, per il riso (importa solo il 5%), per il latte e i formaggi (importa il 6%) per l'ortofrutta trasformata (per la quale compra sui mercati internazionali il 16% delle materie prime).
E’, invece, dipendente dall'estero per due dei prodotti simbolo del made in Italy: la pasta (importa il 40% dei grani) e l'olio d'oliva (il 60% del fabbisogno è coperto con prodotto estero), per le farine (ne importiamo il 45%), per i prodotti da forno (28%), per le conserve ittiche (95%), per le carni preparate e i salumi (40%) e per l'alimentazione animale (il 65% dei mangimi). E infine l'Italia è totalmente dipendente dall'estero per il caffè e il cioccolato.
Il tema è diventato attuale, con la pandemia prima e con la guerra Russo-Ucraina poi; ora il Governo con il Ministero dell'Agricoltura e della sovranità alimentare inserisce nella legge di Bilancio 2023 un fondo dedicato a tale obiettivo: 100 milioni di euro con una dotazione di 25 milioni di euro per ciascuno degli anni 2023, 2024, 2025 e 2026.
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