
Grazie ai versamenti sui conti correnti il Fisco può inchiodare tutti i contribuenti, anche i non titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo. Ad ogni afflusso in entrata sul conto corrente è infatti riconnessa una presunzione legale relativa ex art. 32 del D.P.R. n. 600/1973 che può essere vinta soltanto fornendo la prova contraria, prevalentemente di tipo documentale, che trattasi di somme relative a redditi dichiarati o non rilevanti. Diversa invece la valenza presuntiva dei prelevamenti di somme dai conti correnti. Questi, per giurisprudenza ormai consolidata, possono essere utilizzati dal Fisco solo nei confronti di titolari di redditi d’impresa o di lavoro autonomo. Quanto sopra costituisce un orientamento che può dirsi consolidato da parte della giurisprudenza tributaria e che la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 7389 del 27 marzo scorso, ha voluto fortemente ribadire.

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