
Con poche e semplici mosse il Fisco mette al tappeto influencer, blogger e youtuber. Si parte dai profili social e dal numero di contatti. Si analizzano i redditi dichiarati e il possesso, o meno, di una posizione IVA, si incrocia il tutto con le risultanze dell’archivio dei rapporti finanziari e … il gioco è fatto! Questo è ciò che risulta dall’analisi di tre recenti sentenze della Corte di Giustizia Tributaria di primo grado di Roma e del Lazio che delineano uno scenario fiscale sempre più in salita per i creatori di contenuti digitali non in linea fra i compensi reali e quelli dichiarati. Il tema centrale di queste sentenze riguarda la qualificazione del reddito prodotto on-line e l’utilizzo da parte dell’Agenzia delle Entrate delle risultanze delle indagini bancarie per ricostruire proventi non dichiarati. Le sentenze esaminate sono: Corte di Giustizia tributaria di primo grado Roma n. 1738/2025; Corte di Giustizia tributaria di primo grado Roma n. 7585/2025 e Corte di Giustizia tributaria di secondo grado Lazio n. 4562/2024.

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