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PROFESSIONISTI

Monitoraggio fiscale e responsabilità professionale: quando l’incertezza normativa non è uno scudo

di Matteo Rizzardi | 9 Febbraio 2026
Monitoraggio fiscale e responsabilità professionale: quando l’incertezza normativa non è uno scudo

Il quadro RW del modello Redditi rappresenta da anni uno dei terreni più scivolosi nel rapporto tra Fisco e contribuente, trasformandosi sovente in una trappola per il professionista che si trovi a dover navigare tra norme criptiche e prassi amministrative ondivaghe. La materia del monitoraggio fiscale, disciplinata dal D.L. n. 167/1990, impone obblighi dichiarativi per le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero suscettibili di produrre reddito, ma la perimetrazione di tale obbligo è stata spesso oggetto di interpretazioni altalenanti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Proprio in questo contesto di nebbia interpretativa si inserisce una recentissima pronuncia della Suprema Corte, depositata il 21 gennaio 2026, che segna un punto di non ritorno nella definizione della diligenza professionale. Se fino a ieri si riteneva che l’oscurità della norma potesse esonerare il professionista da responsabilità in caso di errore interpretativo, oggi i giudici di legittimità ci dicono che il “dubbio” non giustifica l’omissione, ma anzi amplifica il dovere di informazione.

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Sintesi elaborata da MySolution IA:
La Cassazione stabilisce che un commercialista deve informare il cliente su tutte le opzioni possibili, anche in casi di norme ambigue, per evitare sanzioni. L'omessa dichiarazione di uno yacht in leasing all'estero ha portato a responsabilità professionale.