
Il quadro RW del modello Redditi rappresenta da anni uno dei terreni più scivolosi nel rapporto tra Fisco e contribuente, trasformandosi sovente in una trappola per il professionista che si trovi a dover navigare tra norme criptiche e prassi amministrative ondivaghe. La materia del monitoraggio fiscale, disciplinata dal D.L. n. 167/1990, impone obblighi dichiarativi per le attività patrimoniali e finanziarie detenute all’estero suscettibili di produrre reddito, ma la perimetrazione di tale obbligo è stata spesso oggetto di interpretazioni altalenanti da parte dell’Agenzia delle Entrate. Proprio in questo contesto di nebbia interpretativa si inserisce una recentissima pronuncia della Suprema Corte, depositata il 21 gennaio 2026, che segna un punto di non ritorno nella definizione della diligenza professionale. Se fino a ieri si riteneva che l’oscurità della norma potesse esonerare il professionista da responsabilità in caso di errore interpretativo, oggi i giudici di legittimità ci dicono che il “dubbio” non giustifica l’omissione, ma anzi amplifica il dovere di informazione.

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