
La gestione della crisi d’impresa, specialmente nella delicata fase della liquidazione, non è un esercizio di stile né una zona franca dove il fattore tempo può essere manipolato a piacimento. Il dovere di agire con tempestività di fronte all’insolvenza non è solo un precetto deontologico, ma un obbligo normativo stringente la cui violazione espone a conseguenze risarcitorie pesantissime. La recente ordinanza della Corte di Cassazione n. 33730 del 23 dicembre 2025 mette un punto fermo su una prassi purtroppo diffusa: il tentativo di dilatare i tempi della resa, aggravando un dissesto già conclamato a danno dei creditori.

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