
La sentenza della Corte di Cassazione n. 5635/2026 si inserisce nel dibattito giurisprudenziale relativo alla configurabilità del concorso del professionista negli illeciti tributari del cliente, offrendo un’interpretazione che sembra ampliare significativamente i confini della responsabilità del consulente fiscale. In questo contributo, si analizzano i principi affermati dalla pronuncia, soffermandosi in particolare sull’applicabilità dell’art. 9 del D.Lgs. n. 472/1997 anche ai soggetti esterni all’organizzazione societaria, sull’irrilevanza del conseguimento di un vantaggio personale ai fini della responsabilità e sull’estensione degli obblighi di diligenza in capo al professionista incaricato della tenuta delle scritture contabili. L’analisi evidenzia, inoltre, le criticità derivanti dai contrasti interpretativi interni alla giurisprudenza di legittimità e le possibili implicazioni operative per gli operatori, in un contesto in cui si registra un progressivo innalzamento degli standard di controllo richiesti ai professionisti.

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